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lunedì, 11 febbraio 2008

Cloverfield (Matt Reeves 2008)

Quattro parole: cagata, 11settembre, blairwitchproject, lost.

La prima è il giudizio sul film, le altre tre esauriscono le citazioni obbligatorie, quelle per far capire che ho capito. Anche io ho saputo dell'11 settembre, ma il film è comunque una bufala.

La storia è quella di un enorme mostro mutato per le radiazioni che si chiama Godzilla che rade al suolo Tokyo...

No, la cosa è MOLTO più raffinata: la storia è quella di un enorme mostro nato non si sa come e addirittura senza nome che rade al suolo Manhattan. Inquietante, vero? no.

Dall'inizio. Il film è girato tutto in simil-amatoriale, con una telecamerina a mano. Sappiamo che è una telecamerina, ma l'effetto è più quello di una microcamera inserita negli occhiali, quelle delle candid, o sospesa e dondolante tramite un piercing al glande. Fatto sta che io una videocamera ce l'ho e la totale impossibilità di tenere un soggetto all'interno del quadro non l'avevo ravvisata. Non mi sto riferendo a quando la Creatura si magna tutto, ma ai primi 20 minuti di film. I primi 20 minuti, pari a un terzo della durata complessiva, consistono in un filmino di una festa. Registrato con una videocamerina. Cioè un vero filmino della festa. Girato da un demente. Cioè un vero filmino della festa. Splendido. Poi comincia la mattanza. Il più fesso del gruppo, per la prima volta con una videocamerina in mano, decide di registrare tutto e commentare con frasi memorabili. Perchè l'altra grande genialata del film è che anche la sceneggiatura è amatoriale.

In generale i film di mostri devono convivere con un senso di insoddisfazione. Per quanto un mostro possa essere grande, lo si può immaginare MOLTO più grande. Anche il doppio. E' un problema di carattere quantitativo che praticamente non ha soluzioni. Nel film l'intoppo è relativo, perchè il mostro non si vede quasi mai, così è molto più metaforico. In generale potremmo dire che questo film è  così metaforico che praticamente non c'è un cazzo da vedere.

Senza disseppellire Blair Witch, che piuttosto scoprì che l'uomo ha paura del buio (mentre Cloverfield sfrutta l'amore dell'uomo per i pipponi), in molti hanno favorito l'immedesimazione nelle scene "d'azione" adoperando uno stile di ripresa lontano da quello cinematografico, più simile ai documenti che ci mostrano la realtà di alcune situazioni. Chi mi viene in mente è Mann, che in momenti anche inattesi nel bellissimo Collateral e molto più spesso nel brutto Miami Vice passa al reportage giornalistico, con le scene e la grana che siamo abituati a vedere nei tg, nei servizi sulla guerra. Nel film di Reeves l'immedesimazione è al massimo, con l'obiettivo del telefonino che solitamente riprende le mani nei culi delle professoresse prima di passare su youtube. Eventi che acquisiscono poi, giustamente, rilevanza quantomeno nazionale, e nell'esplorazione dell'ignoto si pongono una spanna sopra Cloverfield.

Si potrebbe dire altro: Cloverfield Vs Dogma, Cloverfield Vs il cinema, ma credo sia meglio non sbrodolare troppo.

Pare ne stiano già girando la seconda parte. Speriamo il mostro sia un po' più grande.

(1,5/5)

postato in SlowFilm da: iosif alle ore 13:25 | link | commenti (7)
categorie: cinema, reeves matt, - drammatico, - fantastico, - horror

Commenti
#1    14 Febbraio 2008 - 16:51
 
però devi deciderti: dici che Host che attribuisce la nascita del mostro all'inquinamento rifiuta gli spiegoni.
E poi Cloverfield che rinuncia alla spiegazione della nascita del mostro, è una cagata perchè non ci spiega da dove venga. :)

Però se il mostro non è quel coso di plastica, ma la videocamera, forse le cose cambiano.
Capisco che quando una cosa non piace si preferisce buttarla in ironia, perchè oltretutto è più facile.
Però non aiuti il dialogo con coloro che hanno trovato il film interessante.

Però in mezzo a tutto hai centrato il problema.
Cloverfield non è un film su un mostro che distrugge la città.
E' un film su youtube, sul nostro rapporto con l'immagine, sulla costruzione/manipolazione/diffusione delle immagini.
Forse il problema sta nello sfuggire i codici tradizionali (stile di ripresa cinematografico o non cinematografico) e nell'accogliere anche altri tentativi.
Visto che, come dice Greenaway, il cinema come evento sociale condiviso, è morto.
Greenaway però non proclama la morte dell'immagine, infatti dice che la troviamo moltiplicata ovunque, su ogni strumento riproduttivo.

Ecco: ragionare sulle immagini e sulla loro tracimazione su altri mezzi mi pare che porti a fare questo piccolo film a basso budget (25 milioni di dollari contro i 100 e passa dei film di fantascienza che girano oggi) credo non sia esercizio ozioso.
un saluto
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#2    14 Febbraio 2008 - 17:07
 
prevedo un dibattito. evviva il dibattito. abbasso il poco tempo.

se ne avessi un po' d'avanzo, mi soffermerei sul fatto che 1. lo spiegone (solitamente verbale) è l'antitesi del mostrare; 2. greenaway lavora sulle immagini fondando un linguaggio (tuttora difficilmente classificabile, ma il padrone di casa sarà senz'altro più esaustivo di me che ne so pochissimo), e non riproducendo youtube (scorciatoia alquanto facile e vagamente abusata, per la quale qualunque cosa fotografi se stessa, indipendentemente del risultato formale ed estetico, diviene arte (nell'epoca della sua riproducibilità tecnica), che identifica l'arte (nell'epoca della sua riproducibilitò tecnica), e dunque assurdamente intoccabile.

insomma, a me pare che cloverfield sia una grossa grossa bufala.

ma cedo la parola, ché già ho detto troppo e troppo in fretta.
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#3    14 Febbraio 2008 - 17:09
 
e non ho chiuso l'ultima parentesi.
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#4    14 Febbraio 2008 - 17:20
 
volendo essre più chiari: se anche il mostro fosse la telecamera (metafora degli orrendi filmini su youtube e del mal interpretato senso artistico), ho forse bisogno di vedere un simil orrendo-filmino-su-youtube, per sapere che sono orrendi gli orrendi-filmini-su-youtube e/o ho forse bisogno di veder riprodotto il malcostume di riprendere (e osservare) le catastrofi più atroci spacciandole per arte per sapere che sussiste il malcostume di riprendere (e osservare) le catastrofi più atroci spacciandole per arte?

dove sta l'innovazione, l'operazione linguistica, il lavoro sulle immagini?
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#5    14 Febbraio 2008 - 18:21
 
ho troppo poco tempo per poter rispondere sui due fronti; comincio da qui.
per rendere le cose più chiare, riposto il commento che ho fatto sul tuo blog, dal momento che alcuni argomenti sono in comune:

"Bella la recensione, ma mi lascia perplesso come mi aveva perplesso anche l'entusiasmo de "gli spietati".
Anche nelle mie osservazioni (più ironiche, come spesso accade quando un film non ci piace) richiamo il far ricorso a diversi stili di ripresa (nel mio caso ricordavo gli ultimi Mann)per far riferimento e sfruttare delle cornici che solitamente rappresentano la realtà (i tg, youtube, ecc.). Quel che però credo è che una cosa in cui il cinema non ha mai difettato è la possibilità di identificazione/partecipazione, e questo negli ultimi 100 anni ha sviluppato il linguaggio che siamo tutti in gradi di decifrare. Anzi, spesso per poter "criticare" un film nei suoi aspetti meno immediati bisogna compiere uno sforzo di astrazione e distacco, di ritrovata incredulità.
Tutto questo per dire che la soggettiva e la camera a mano non rendono necessariamente più forte l'immedesimazione (al contrario, paradossalmente, ci sono esempi di film in soggettiva che, proprio perchè scavalcano un linguaggio ormai consolidato, risultano molto meno coinvolgenti e credibili), e se anche queste sono le tecniche da snuff, sono ben lontane dal realismo dello stesso. Per fortuna. Perchè la differenza dello snuff non è nell'estetica, ma nell'etica, è nella realtà di quel che è riportano, non nel come viene riportato. Snuff è real tv, se mostra qualcuno che si getta senza paracadute, ed è di fatto l'unica forma di pornografia legale, autogiustificata dall'assenza di "dolo", di partecipazione da parte di un terzo criminale.
Sono convinto che la massima per cui "il cinema è finzione" recchiuda prima di tutto l'inganno (che tutti amiamo e ricerchiamo) nel renderti partecipe di qualcosa che ti è estraneo, ed i tentativi di mettere lo spettatore in prima linea cercando di rubargli lo sgardo mi sembrano, in casi come questo Cloverfield, piuttosto goffi e malriusciti."

intanto, sull'uso dell'ironia avevo gia autorilevato. a volte credo sia un modo più veloce a meno noioso di dire le cose. comunque sul tuo blog ho volontarimente adoperato un registro differente, quindi non avertene a male.
andiamo al dunque.

come dice emme, per spiegone si intende una pesante spiegazione verbale, che solitamente risulta o ridondante o una pezza messa lì perchè non si è riusciti a dire le cose in modo migliore, cioè in modo cinematografico. Spiegoni in the host non ce ne sono perchè mostra e racconta cinematograficamente, e neanche in cloverfield, perchè non racconta. Ma suprattutto: lungi da me il pensare che cloverfield sia una cagata perchè non spiega da dove viene la bestia. a me non frega niente. ci vuole un secondo a dire: oh, una fuga di radiazioni ha investito un nido di passeri e sono mutati. è quello che fanno circa tutti i film. cloverfield è una cagata perchè con la sua ostentata mancanza di esplicitazione pretende di creare mistero, profondità. non dice allo spettatore "leggi il film", gli dice "inventati che ci sia qualcosa da leggere". sono invece convinto che nel (buon) cinema ci siano centinaia di letture possibili, così come sono convinto che tutto quello che nel film non si racconta (nella visione, o con le parole, o come ti pare), semplicemente non esista. ecco perchè mezzo web che fa congetture su da dove viene il mostro e che fine faccia, è una riuscita presa per il culo.

sulla videocamera come protagonista del film. è una lettura che si può dare, ma non è un merito di per sè. personalmente sono parecchio scettico nei confronti delle letture metacinematografiche, sia (nella maggior parte dei casi) per la legittimità delle stesse, sia per "l'uso" che se ne fa. sembra che se un film è una riflessione sul cinema, e mette quindi in evidenza il mezzo, allora questo deve essere automaticamente considerato molto profondo ed innovativo. il tema "cinema", come ogni altro, può essere trattato bene o male, non è il soggetto che ha un valore intrinseco.

così come il fare a meno di un linguaggio consolidato mutuandone uno da un altro campo (quello dell'amatorialità, del quotidiano) non significa necessariamente inventare un nuovo codice, nè un codice efficace. e su questo mi sono già dilungato sul commento copincollato.

su greenaway, che è fra l'altro uno dei miei autori preferiti, ci sarebbe tanto da dire, e quasi tutto non avrebbe niente a che fare con cloverfield. infatti greenaway, nel suo "attacco" alla narrazione classica adottato dal cinema mainstream, compie un vero e proprio inno a quella che è l'immagine pura, il movimento, e, qui sì, al cinema stesso; costruisce un proprio modello fatto di "micronarrazioni" (anche verbali) e scomposizioni del quadro, in quello che è un arricchimento del linguaggio cinematografico, non una limitazione delle sua possibilità in nome di una possibile autoriflessione fine a se stessa.

adesso devo andare, grazie per aver scritto. poi torno anche al tuo blog.
ciao.
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#6    29 Marzo 2008 - 02:12
 
Lasciamo perdere le interpretazioni metafisiche e meta-no (scusate la pessima battuta). Il film è una boiata, spacciata nel trailer come un qualcosa che poi in realtà non è. Mi chiedo come mai tu gli abbia dato un voto così alto...
Hmmm... Si, scusa. Dimenticavo l'esistenza di capolavori del calibro di Epic Movie, ahahahah...
Ultima cosa: su alcuni tuoi interventi non sono d'accordo, ma muoio di risate nel leggere il sarcasmo delle tue lapidanti battute.
Alla prossima.
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#7    29 Marzo 2008 - 13:04
 
benvenuto gulliver.
suvvia, 1,5 è 0,5 sopra il minimo. al momento l'unico 1 è il cartone di highlander. ci tengo a tenere separato l'evento, perchè il pensiero che siamo stati una trentina in tutto il mondo a vederlo al cinema, mi inebria.
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