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Non mi va di fare sarcasmo su Wong Kar-Wai, anche se non sarebbe difficile. Su questo Wong Kar-Wai, intendo. Non mi va perchè io e il sig. Wong una volta eravamo amici, quando 16-17enne scoprii quasi per caso Hong Kong Express e Angeli Perduti, nelle registrazioni spregiudicate delle nottate ghezziane. Lì l'animismo, la poetica degli oggetti, la casualità erano originali e convincenti. Sono rimasto affascinato da In The Mood For Love, che rimane il suo migliore. In seguito alla visione di quest'ultimo devo rivalutare 2046, che al confronto è un capolavoro di freschezza e sobrietà. Avrei preferito fare sarcasmo sul brainstorming alla base dell'annichilente titolo italiano "un bacio romantico", ma quasi viene fuori che hanno ragione.
Wong realizza la perfetta raffigurazione del concetto di stile che diventa maniera. Inverte le proporzioni fra ralenti (o qualsiasi altro nome abbia il procedimento che prevede qualche fotogramma sì e altri no in un tempo leggermente dilatato) e ripresa normale. Non più sporadici fumatori controluce con lente volute disegnate dalla sigaretta, c'è da ricercare le rare sequenze fluide in un pathos spalmato senza ritegno. Più volte mi è venuta in mente la battuta di Futurama, con la testa di Pamela Anderson che ha vinto l'oscar per il film di Baywatch, il primo interamente girato al ralenti. E se mi è venuta in mente più volte, vuol dire che nel film non sono riuscito ad entrarci.
E Jude Law che trascina sacchi fuori dal ristorante come faceva Faye Wong quattordici anni fa. E la rivisitazione del tema di In The Mood for Love. E lo scivolare morboso sulle linee della jaguar, come già nella brutta scena di Ashes of Time (lì era un cavallo). Sono cose che non aiutano. I colori sovraesposti e sgranati, alla ricerca di un blues chic che è una contaddizione in termini che mai l'uomo dovrebbe sperimentare, restituiscono qualcosa di simile ad una pubblicità di sigari col bocchino. Un film di ossessioni stiracchiate e pretestuose.
Wong, smettila di cazzeggiare, ripigliati.
(2/5)
