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A Bologna in questi giorni si tiene il festival Slow Food on Film. Tanta roba da vedere, un concorso per varie categorie e quattro serate con film all'arlecchino e degustazione al mambo (il museo d'arte contemporanea di Bologna). Una cosa che suona molto radical chic, in realtà ben organizzata, interessante, ed a prezzi decisamente accessibili.
Iersera Le Grand Chef, coreano ma di quelli con i soldi per muovere la macchina da presa. Probabilmente un blockbuster in patria, racconta una sfida fra cuochi in tono molto colorato, ma realistico quando si tratta di preparare sushi di pesci palla vivi, a cui si taglia via il muso e li si rivolta come calzini mentre sono ancora scodinzolanti, o quando si sezionano intere vacche. Come spesso accade il cibo è associato alla memoria, che qui è individuale, legata a vicende personali, o collettiva, storica, nel raccontare e ricordare l'occupazione subita dal Giappone nel 1910.
Nelle sfide culinarie adopera lo split screen, riprendendo la struttura fumettistica, e ancora dal fumetto sono mutuate le numerose caratterizzazioni e le digressioni per lo svolgimento di storie parallele dedicate ai personaggi secondari. Non mancano eccessi di enfasi e sottolineature, ma in definitiva il film regge, sufficientemente spettacolare e con il richiamo orientale al sacrificio e all'estetica.
A presentare il film in sala il regista con la moglie, protagonista femminile, irresistibili col loro sorriso imbarazzato e lo sguardo che cade spesso verso il basso. Yun-su cita la frase da cui sarebbe partita l'idea del film "Il numero dei piatti migliori del mondo equivale al numero delle mamme". Vero.
A proiezione finita con generale apprezzamento del pubblico, al mambo ci viene offerto un piatto con pesce azzurro e pesce veloce del baltico, in arte Baccalà. Buono, anche il vino.
Annotazione antropo-economica: qualche tempo fa allo stesso cinema arlecchino l'anteprimissima dell'ultimo Gilliam (passato in sala solo mesi dopo), con tanto di Gilliam in sala, a tre euro e cinquanta, non fece la metà delle presenze dello sconosciuto coreano a dieci euro, ma accompagnato dal pesce veloce del baltico. Credo che aprirò un cinerante. Un ristìmena. Un mangia e vedi. Insomma, nonostante decenni di prosperità, le necessità primarie da soddisfare sono sempre le stesse.
(3/5)
