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Una prova ai limiti dell'umano. Volevo solo insultarlo, questo film, prenderlo per il culo, ma visto che tutta la critica ha orgasmaticamente inneggiatto al capolavoro, cercherò di essere un po' più analitico.
Le evocazioni del neorealismo si sprecano, nelle tante entusiastiche letture. Non è né realista né neorealista far parlare persone per quasi tre ore, senza soluzione di continuità. Non è aderente alla realtà ribadire ogni concetto almeno una dozzina di volte. Non è una fedele riproduzione del parlato quotidiano ripetere ossessivamente "ma che buon cous cous", "le leggi francesi sono molto dure", "mia figlia non impara a cacare nel vasino", "mio marito va a zoccole", "le mie zizze sono vere" (per una citazione fedele dei dialoghi di cous cous l'ottimo post di yukiko). Per quanto limitata, la cognizione umana, in mancanza di disturbi quali rumore o lobotomia, è capace di comprendere il significato di una frase già al primo ascolto. La ripetizione del concetto è doverosa in caso di feedback negativo, del tipo "che cazzo hai detto?", e comunque l'operazione non avrebbe successo se venissero adoperate (sempre in mancanza di disturbi di diverso tipo) esattamente le stesse parole della prima enunciazione. Non è realistico verbalizzare ogni pensiero, ogni azione, ogni riflessione sull'altro, su se stesso o sul mondo. Come mi insegna la mia psicologa di fiducia questa fase normalmente si conclude con l'infanzia.
Non è un'impostazione neorealista piazzare la macchina da presa nella bocca di chi sta mangiando. Qual è il significato politico degli sputacchi di grano, dei pezzi di peperoni infilati nei denti? E' un'impostazione visiva tutt'altro che neorealista, tutt'altro che tendente all'oggettività, è ipersensazionalismo, è il peggior horror che abbia mai visto. Ma qui non si tratta del bolo di strozzini yankee pronti ad essere derubati dai rivoluzionari messicani (più o meno era così Giù la Testa, Coglione!), perché vuoi farmi odiare questi innocui immigrati, minacciandomi con i loro pori ed i loro follicoli piliferi? Dov'è la trovata estetica di mani unte e dita succhiate? So io quale è il segreto del grano: bisogna mangiarlo a bocca chiusa.
"La mancanza di luoghi comuni nel descrivere la quotidianità dei protagonisti e le ipocrisie della borghesia francese". Cosa? C'è già un prodotto artistico in cui si vuole riprodurre la quotidianità, e lo si fa con lunghi dialoghi e primissimi piani, si chiamano telenovelas, o soap opera. Tralasciando il piccolissimo salto logico per cui i protagonisti dichiaratamente con le pezze al culo ci mettono un lampo a radunare tutti i riccastri ed il potentato vicinomarsigliese, dal prosindaco al manager al pappone, questi nel palesare la loro ipocrisia facendo a meno di luoghi comuni ripetono fino alla (ulteriore) noia "bisogna cacciarli via, questi che vengono da fuori, perché noi non siamo abbastanza onesti da far quello che fanno loro. bisogna cacciarli via, questi che vengono da fuori...(ad libitum)". E poi tu, arabo-francese privo di stereotipi, stai aprendo un ristorante di cous cous e per salvarti il culo improvvisi una danza del ventre.
...mb...
Sto scrivendo una sceneggiatura priva di stereotipi dove io apro una pizzeria nel milanese e per salvarmi il culo mi vesto da pulcinella e improvviso uno spettacolo di guarattelle. Certo non potrei competere con la sensualità di una quindicenne con la panzella (posticcia) che fa tanto identità culturale; vorrà dire che organizzerò anche una tombola con sottofondo di mandolini. Giuro che quando ho visto arrivare la madre al ricevimento ho pensato, in un impeto di ironica autocommiserazione, "Gesù, mò ci farà pure la danza del ventre". Sgarrato di poco, è toccato alla figlia. Non sono ancora del tutto libero dai luoghi comuni.
E chiudo con una nota sulla lingua. Non voglio sentire i lebabluà ciuppicciù francesi per almeno 3 mesi. Facciamo 6. Merci.
(1/5)
