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Penultimo film di Altman, prima di un non pervenuto Paint. Ha un suo fascino malinconico nell’ostinazione a non raccontare, a dedicarsi completamente alle coreografie dei balletti, accennando a vicende personali solo se possono essere indicative di dinamiche di gruppo. A nessuno, neanche alla protagonista Neve Campbell, viene concessa un’entrata in scena o una presentazione, ognuno è accessorio alla coreografia del film. Amori, incidenti, delusioni sono completamente privi di drammatizzazione, accennati e mai influenti sull’unico protagonista, il balletto, espressione corale che ha bisogno di schiacciare le personalità dei suoi protagonisti per assumerne una propria. Il coraggio del regista è qui, nel non aver voluto ingannare lo spettatore con l’identificazione in una storia accessoria e canonizzata d’amore o di rivalità, proponendo uno spaccato di un mondo estraneo a gran parte del pubblico e documentandone il suo particolare potere di seduzione.
(3/5)
