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Anche gli Uccelli Uccidono è la traduzione poco meno che letterale di Brewster McCloud, nome originale del film e del suo protagonista. Subito dopo M.A.S.H. e subito prima de I Compari, un film scopertamente feroce, dove il grottesco trova il suo apice nei tocchi surreali.
Brewster è un ragazzo che nel 1970 vuole imparare a volare, con l'aiuto di una donna sulla cui schiena sono visibili le cicatrici di ali amputate, o perdute. Altman mescola cinema fantastico, generazionale,
poliziesco realizzando una complessa caricatura e prendendosi la soddisfazione di far fuori e ricoprire di guano esponenti di svariate spregevolezze umane: il vecchio avido, il poliziotto corrotto, il violento, l' ottusa razzista e così via. In costante sottotraccia una notevole sensualità, ad opera di donne gelose e protettrici, ingenue o spensieratamente ipereccitate.
Alcune trovate sono assolutamente divertenti, riuscitissima la figura del detective continuamente impegnato a nutrire il proprio ego, di una bellezza particolare Shelley Duvall al suo primo film importante. Ma a prevalere è comunque l'amarezza, la gabbia, un finale paradigmatico delle idee e degli umori di Altman, dove, come in Nashville, si tende a rimuovere forzatamente la tragedia, ad essere vittime compiacenti di una collettiva svendita delle coscienze e della consapevolezza. Qui una chiusura felliniana e metafilmica, un altro tocco di irreale utile a dare spessore realistico al cinismo dell'autore.
(3,5/5)
