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In Black Sheep – Pecore Assassine ci sono delle pecore assassine. Tipo quelle che nei Simpson sbroccano per il Tomacco. Qui il motivo dell’insorgere di istinti omicidi e carnivori nei solitamente garbati animali è nella sconsideratezza di esperimenti genetici, ed a fare da detonatore è il solito coglione hippy ambientalista. Il coglione ambientalista (o un’intera organizzazione di coglioni ambientalisti) è ormai un cliché fra i portatori di disgrazia nei film, da L’esercito delle Dodici Scimmie, a, di nuovo, il film dei Simpson. Poi ci sono anche uomini che, morsi dalle pecore, diventano uomini-pecora-zombie. Si offre un limitato srotolamento di intestini e svisceramenti assortiti, ma fra una carneficina e l’altra il film non ha un gran ritmo. Sempre che non si trovino molto spassose le scorregge ovine, che spesso accorrono a supplire alle incertezze della sceneggiatura. Il regista è neozelandese, fra qualche anno è facile che lo troviamo alle prese con una dodecalogia miliardaria sugli elfi in guerra con gli ominidi del Pianeta Rutto.
(2/5)
