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Il primo e l’ultimo (per il momento, si spera) di Cimino. Quando si scrive di lui bisogna sempre ricordare che dopo Il Cacciatore ha affossato la United Artists con I Cancelli del Cielo. Così come bisogna sempre chiamare Malick il Salinger del cinema e notare come Sean Connery sia ancora più bello da vecchio. In molti casi l’aneddotica cinematografica è assolutamente rigida; ad un livello più tecnico vanno sempre molto forte l’effetto Kulesov, le teste mozzate di Griffith e la regola dei 180°.
Tornando a Cimino, Una Calibro 20 parla di due persone, una più matura ed un ragazzo più giovane e scapestrato, che vanno in giro in auto e per le montagne. Verso il Sole, uguale. Ma nel film con Eastwood c’è una rapina, in quello con Harrelson si cerca una sorgente miracolosa. Fosse per Cimino, lui filmerebbe solo auto che alzano polvere e montagne americane, che poi l'amicizia virile viene da sé, e sono in effetti queste le scene per cui gli sono più grato. Nei suoi film Cimino si perde, si guarda attorno, è molto più interessato alle digressioni e alle scene sospese che alla storia, alternando inquadrature curatissime e complesse a momenti in cui si lascia andare.
Una Calibro 20 per lo Specialista è una notevole opera prima, con Eastwood già pieno di acciacchi e Bridges perfetto casinista. Come se fosse ancora un film anni ’70, Verso il Sole mantiene un’impostazione classica, e se la prima parte è un po’ legata nel dare una storia ai personaggi, una volta arrivati in quota il film diventa davvero bello, riuscendo anche a chiudersi con toni inaspettati e sopra le righe.
Chissà che sta facendo ora Michael Cimino, l’ultima volta che l’ho visto litigava con Marzullo.
Una Calibro 20: 4/5
Verso il Sole: 3,5/5
