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Tanto per cominciare a me Million Dollar Baby non mi era piaciuto alla follia, e gli ultimi due film bellici, invece, non mi sono piaciuti per niente. Bello, invece, questo Changeling che fa vacillare per la prima volta l’(evidentemente) attaccabile venerazione della critica verso il tetragono Clint. Clint Eastwood, quello che fa cinema classico, invisibile. Quello che è repubblicano ma fa film progressisti. Quello che ha solo due espressioni che tornerà a mostrare in un nuovo film già pronto che si chiama Gran Torino e potrebbe essere una figata. Insomma Changeling è un film piuttosto straziante, racconta tutti i mali del mondo, ma non mi va di scriverne in maniera straziata, perché sono stanco. Film comunque sobrio nella rappresentazione della sofferenza (mentre million dollar sobrio spesso non lo era) e sotto molti punti di vista cazzuto, femminista, cattivo con i poliziotti e i manicomi, buono con i preti e alcuni avvocati. Dai, lasciamolo così. Se vi va aggiungete voi qualcosa. Ma tanto lo so che di questi tempi a nessuno va di fare un cazzo.
Annus horribilis in decade malefica in stolto secolo. E siamo solo all’8.
Quintet. Da anni dovevo vedere Quintet. Altman, neve e predestinazione. E ghiaccio e geometrie ed acciaio. La futura apocalisse di Altman è in abiti rinascimentali. Un mondo bianco glaciato dove in uno degli ultimi insediamenti umani si gioca il Quintet, solo uno vince, gli altri, nel pregiudiziale stato di cadavere, vengono mangiati da cani grossi e neri. Molte suggestioni e molte idee in questo film, ancora abitato da dipinti che osservano lo spettatore e lo colpevolizzano. Un mondo sterile, abitato da vecchi, uno spunto che sarà poi ripreso (in maniera così così) da I Figli degli Uomini. Ma soprattutto empatia e sentimenti al minimo storico, con Paul Newman che è l’eroe solo perché i passi che seguiamo sono i suoi. La neve di Altman è magnifica, è bianca come tutte le nevi, è muta, ricorda le impronte e seppellisce i corpi.
Changeling: 3,5/5
Quintet: 4/5
