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Renée Zellweger è un tubetto di dentifricio, l’hanno spremuta dalle gambe e dalla cuffietta western è uscita la testa, rossiccia e gonfia. Viggo Mortensen e Ed Harris devono fare per centoventi minuti due che la sanno lunga, che prendono di petto le situazioni senza scomporsi. Come dei Bud Spencer e Terence Hill che si prendono sul serio, vale a dire dei Bud Spencer e Terence Hill senza motivo d’esistere. Jeremy Irons è un cattivo al minimo sindacale, mai realmente minaccioso, perché gli altri due la sanno davvero troppo lunga; più che altro è antipatico, ma senza esagerare. A berci una birra sarebbe anche di compagnia. L’unico reale problema che deve affrontare l’impeccabile duo di sceriffi, è che l’insostenibile Renée è piuttosto zoccola, il che turba la quiete dell’eroe, nel poco polveroso West di Harris. E io un po’ ci avevo pure creduto, in questo film, che è invece piatto quanto mi ricordo piatto Pollock. Harris fa un cinema matematico, sillogistico nella costruzione dell’intreccio, e fallisce clamorosamente quando vuole dare i tocchi di umanità. Il giochetto di “quale parola sto cercando”, il darsi del lei, l’impaccio di fronte a una Zellweger che qualsiasi essere umano sano di mente non degnerebbe di una parola. Tutte queste cose sono molto meno interessanti di quanto il regista non creda. Se cercavate un buon western, aspettate il prossimo.
(2/5)
