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Se Josie avesse avuto la fortuna di nascere negli Stati Uniti, probabilmente avrebbe corso per migliaia di chilometri e poi sarebbe diventato ricco vendendo gamberetti. Invece è irlandese, ha un’anca malmessa, e la sfortuna di stare in un film che rappresenta le persone, invece di idealizzare e propagandare una società.
Josie lavora a una pompa di benzina, in un paese dove tutti si conoscono e ognuno incarna un personaggio, utile a coprire una natura istintivamente viziosa e distruttiva. Josie, invece, non è furbo abbastanza da costruirsi una facciata, e finisce per diventare il perfetto agnello sacrificale.
Abrahamson mostra le cose per quello che sono, seguendo i silenzi e le violenze nascoste o ignorate; inserisce tutto in poetici scorci naturali, che pure testimoniano e subiscono l’oggettività del racconto.
Un piccolo film ben realizzato, distribuito a due anni di distanza in circa tre sale.
(4/5)
