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Lo dico subito: Radio Rock rischia di diventare mitologia. Una roba non dico al livello de I Blues Brothers, ma di Animal House sì (per molti versi gli è superiore, ma Belushi fu Belushi). E dagli episodi e le invenzioni migliori di Animal House (e dai personaggi di M.A.S.H.) prende parecchio, questo film per propria vocazione obbligato a tornare agli anni ’60, dove si può cazzeggiare combattendo il governo e i matusa, prima che si ritiri l’onda e si rischi di incontrare l'amara autodistruzione di Hunter Thompson.
Radio Rock è un’emittente pirata britannica, con sede su una nave che galleggia malamente sulle acque del Mare del Nord. A volere la sua chiusura il ministro Dormandy, interpretato da un divertente Branagh, figura analoga al rettore del film di Landis.
Ovviamente tanta musica, ma non preponderante come si potrebbe credere; è la cornice e il completamento di una delle migliori sceneggiature da commedia comica (non voglio usare la parola goliardica, perché è brutta, ma sarebbe la più adatta) degli ultimi non pochi anni, supportata da un'ottima regia, dinamica nei cambi di velocità e anche attiva nella ricerca dell'immagine che meglio possa costruire l'epica derisoria del film.
Ogni speaker è un personaggio sopra le righe ma completo, ognuno dotato di propria vita, fisicità e di una rara nobiltà anarchica. Sulla nave ci si confronta e ci si conforta, con quella cattiveria surreale di un'opera che non ha paura di dichiarare i suoi modelli ed ha trovato l’arte necessaria per farli rivivere.
(4,5/5)
