
Un uomo barbuto e sudato che lo mette nel culo non consenziente di un grosso nero vendicativo,
-parole crude.
Parole crude, papà, ho letto parole crude, urla al genitore che
ecco di nuovo la purezza di mio figlio insidiata dalla microcritica cinematografica in rete. Dannati, siete voi i corruttori della nostra società, gr, ringhia.-
e De Niro che, sempre da dietro, ha un veloce rapporto con una poco partecipativa Bridget Fonda; prima della fine del film lui la ucciderà, e anche questo evento soffrirà di una certa mancanza di pathos. A memoria, sono queste le due scene esplicitamente sessuali contenute nel cinema di Tarantino. È la sua critica all’umanità, la privazione dell’atto sessuale, dell’amore, e della necessità di perpetuazione della specie; il regista si crede Superman e adopera i suoi film per esercitare il suo sguardo schifato sul mondo, con in più il piacere masochista di farne parte. Quello di Tarantino è cinema dell’estinzione, stupida e autoinflitta.
Ma com’è, com’è quest’ultimo film? Tarantino qui
è davvero Superman. È altro da sé, è il cinema.
Bastardi Senza Gloria è la possibilità pienamente artistica del cinema narrativo, è la scrittura tesa e perfetta in coalescenza con l’immagine, ma senza usare parole stupide come coalescenza.
C’era una volta, nella Francia occupata dai nazisti, e sul momento hai paura che abbia giocato con ciò che non può essere oggetto di gioco, ma dopo qualche minuto ti accorgi che tutto è ormai cinema, e il cinema riesce a racchiudere tutto. La storia (nel senso di ricordo delle principali vicende umane) di Bastardi Senza Gloria non è reinvenzione della stessa, ma storia nel cinema, gli attori non sono tali, ma personaggi della storia nel cinema, mossi prima di tutto dalle parole con cui formano il mondo. Dopo la frase iniziale, l’unico altro riferimento ad una narrazione indiretta, dove si dichiara che c’è qualcuno che sta raccontando e inventando la storia (nel senso di rappresentazione di specifiche vicende umane, per quanto legate al ricordo di alcune delle principali vicende umane), è nella spiegazione, resa con verbi al passato, dell’infiammabilità della pellicola con nitrato d’argento ("una volta la pellicola era così", ecc.), che sotto il suo didascalismo nasconde i confini delgli avvenimenti raccontati.
Per quanto ci possano essere sorrisi fra il regista e i
movie preceduti da una qualsiasi lettera dalla bi alla zeta, il rapporto tra i due è esclusivamente platonico, perché in Bastardi Senza Gloria (e in altri film precedenti), non c’è niente dell’improvvisazione, della scarsità di mezzi (e spesso di capacità), del prevalere delle esigenze pratiche sull’idea del film, che sono le caratteristiche, a volte apprezzabili, dei b-movie. Mentre è molto più concreto il rapporto col cinema alto di Lubitsch, e tutti gli altrettanto geniali costruttori di dialoghi ed espressioni (mimiche e verbali), come il discepolo Wilder. Ma, aldilà di tutto, Tarantino fa il suo cinema moderno, senza quel
post che in altre occasioni costruiva un concetto diventato riduttivo, e dimostra che per fare il nuovo cinema basta fare dell’ottimo cinema.
(5/5)